It’s raining Sun: previsioni meteo per tempeste solari
Difficoltà

A casa abbiamo tutti quanti un cassetto adibito alle “emergenze”, dove sappiamo di poter sempre trovare cerotti, qualche garza, acqua ossigenata e antidolorifici/infiammatori vari.

Magari le garze non sono più sterili visto che il pacchetto è aperto dal ’07, magari i cerotti hanno sopra Topolino da quando vostra nipote è venuta a trovarvi e ha avuto un incontro indesiderato con l’angolo del tavolino. Però di base quasi tutti hanno una piccola scorta per le emergenze: “giusto in caso serva!”.

Eppure gli ultimi mesi ci hanno mostrato che non sempre siamo pronti! Ed ecco che nelle nostre case (e nei nostri cassetti-farmacie) sono arrivate di prepotenza mascherine, guanti chirurgici e disinfettante mani. 

Questo è un esempio tanto banale quanto reale di come la specie umana riesca ad adattarsi alle situazioni che si trova davanti: è un istinto millenario che ci spingere a sopravvivere e imparare, anche se banalmente può voler dire fare in modo di non esser mai senza mascherine in casa.

Ma possiamo davvero prepararci a tutto?

Non tutti ne sono a conoscenza ma il Sole, la nostra amata stella che è fonte di luce e vita, ogni tanto ha dei piccoli “rigurgiti”: il termine tecnico è “espulsione di massa coronale” (CME, dall’inglese Coronal Mass Ejection). Il Sole è interamente formato da materia che si trova in uno stato chiamato plasma, che è composto quindi da un gas ionizzato di particelle cariche elettricamente. Quello che succede durante una CME è che un po’ di questo plasma viene espulso dalla corona solare (la parte più esterna dell’atmosfera del Sole) e inizia quindi ad espandersi nello spazio interplanetario.

[Immagine realizzata tramite Helioviewer.org. I dati sono presi dai due coronografi C2 e C3 di LASCO sul satellite SOHO. La fascia nera è il braccio metallico che sostiene un disco posizionato al centro dell’immagine e che ci permette quindi di vedere la corona solare senza rimanere abbagliati. Funziona di fatto come un’eclissi.]

Come avrete ormai dedotto questo plasma espulso ogni tanto durante il suo viaggio spaziale incontra i pianeti del Sistema Solare, tra cui anche il nostro.

Qui entra in gioco il grande protettore della vita sulla Terra: il nostro campo magnetico o, in gergo, il campo geomagnetico. Perché protettore? Beh, diciamo che senza di esso probabilmente la Terra somiglierebbe molto di più a Marte, cosa che noi umani non apprezzeremmo particolarmente.  

Quello che succede è che all’arrivo di queste particelle cariche sulla Terra, invece di pioverci addosso, interagiscono con il campo magnetico terrestre e avvolgono il nostro pianeta per poi proseguire nella propria corsa.

Tutto ciò non è esattamente indolore e le conseguenze di questa interazione sono le tempeste geomagnetiche.

[Copyright: SOHO/LASCO/EIT (ESA & NASA). Credit: Steele Hill, NASA. Immagine non in scala che mostra una CME mentre viene espulsa dal Sole e mentre interagisce con la magnetosfera (in blu). In realtà il fenomeno non è immediato e impiega svariate ore se non giorni per giungere fino alla Terra.]

Mettete subito via quei cappelli di alluminio e non preoccupatevi: questo tipo di tempeste colpiscono la Terra abbastanza spesso eppure a nessuno ancora è cresciuta una seconda testa!

Le particelle del plasma costituiscono, però, un pericolo per la nostra tecnologia e questo è già stato dimostrato in passato. Nel 1989 un blackout di più di 9 ore colpì la regione di Hydro-Quebec per dei  problemi nel sistema di trasmissione elettrica causati da una tempesta geomagnetica; più recentemente nel 2000 un’eruzione solare (e conseguente CME) causò lievi danni a trasformatori di potenza e a satelliti per le previsioni meteo.

Un blackout e “danni minori” a un paio di satelliti sembrano poca roba, ma dobbiamo tener conto di quanto sia aumentata la nostra dipendenza dalla tecnologia negli ultimi decenni! Allora è facile rendersi conto che una tempesta più forte potrebbe, ad esempio, danneggiare seriamente un impianto elettrico o modificare il segnale dei sistemi di radionavigazione (GPS e GNSS) degradandone la precisione (magari non un dramma se state andando al panificio ma non piacevole se si è in mare aperto o su un aereo!). Non bisogna per forza avere tsunami, terremoti o altri eventi catastrofici per far collassare una società: immaginate cosa 24 ore di “internet down” potrebbero voler dire per l’economia di un intero continente!

Però ora non mettiamoci a puntare il dito e protestare contro il Sole e le sue attività, per favore! 

C’è un nuovo settore che si sta sviluppando, chiamato in inglese “Space Weather” (meteo spaziale), che mira alla comprensione di questo genere di eventi in modo da poter sviluppare piani per la prevenzione (rinforzo di strutture e satelliti) e creazione di protocolli per affrontare le conseguenze di questi eventi. Lo scenario ideale infatti vorrebbe la nostra capacità di prevedere una tempesta prima che il Sole emetta plasma nella nostra direzione… un po’ utopistico nell’immediato futuro. Uno scenario attuabile invece prevede una serie di allarmi globali che avvisino dell’imminente arrivo del flusso di particelle cariche, in modo da poter spegnere le reti elettriche e spostare i satelliti su orbite più sicure.

Come anticipato nell’introduzione noi comuni mortali non possiamo tenere nulla nel cassetto dei cerotti che ci possa aiutare in questi casi… possiamo però informarci sulle decisioni globali sull’argomento e goderci uno dei lati positivi delle tempeste magnetiche: le aurore boreali e australi!


Silvia Ferro

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