Chimica e Serendipity: La storia del DHA
Difficoltà

In questi giorni le gelide temperature invernali stanno facendo spazio ad un fantastico tepore, le giornate si stanno allungando e la voglia di sostituire grossi e caldi maglioni ingombranti con abiti corti e in palette frulla nella nostra testa.

A noi lucertole in una vita passata, che ci nutriamo di Vitamina D, l’orario d’ufficio e la vita al norde non aiuta a raggiungere la fantastica glow tint da California girl.

Fortunatamente esiste la chimica che viene in nostro soccorso sotto forma di fantastici tubetti o flaconi da 200 mL di un prodotto chiamato autoabbronzante. Thanks God!

La prima molecola utilizzata per tale scopo è stato il DHA o meglio noto come diidrossiacetone, uno zucchero riducente a basso peso molecolare, di origine naturale.

[Diidrossiacetone – Edgar181, Public domain, via Wikimedia Commons]

Come spesso accade nelle materie scientifiche la trasversalità delle scoperte è tutto, e così, mentre negli anni 50 qualcuno studiava questa molecola come alternativa allo zucchero in caso di pazienti diabetici, casualmente una DONNA (Eva Wittgenstein)  con uno spirito di osservazione più sviluppato notò che le bocche di questi pazienti tendevano a scurirsi… e così nel tardo 1950 iniziarono a comparire tra gli scaffali dei negozi i primi autoabbronzanti.

Ma come fa un prodotto in poco tempo a cambiare il colore della nostra pelle? Magia? NO si chiama REAZIONE chimica. 

Quando il DHA viene applicato localmente, reagisce con gli amminoacidi secondo una reazione nota come reazione di Maillard, responsabile della colorazione dello strato corneo (e non solo! Tale reazione la utilizziamo quotidianamente in cucina, come il famoso chimico di quartiere Bressanini ci insegna).

Quanti di noi, che almeno una volta nella vita hanno fatto uso di autoabbronzanti, non si sono ritrovati come delle zebre? Oppure, non hanno ottenuto i risultati immediati che si aspettavano in termini di intensità? 

Tranquilli, con l’esperienza si migliora, ma c’è un fondamento scientifico anche in questo.

La composizione della pelle cosi come il pH non è uniforme in tutte le parti del corpo. Cosa significa? Che stiamo cambiando il substrato e le condizioni di reazione e che quindi la reazione può avere una resa diversa! Oops!

Per quanto riguarda l’intensità, Il grado di abbronzatura è direttamente proporzionale alla concentrazione del DHA utilizzato e del numero di applicazioni. Tale materia prima è considerata tutt’oggi sicuro dall’SCCS ( Scientific Committee on Consumer Safety ossia il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori) a concentrazioni del 10% nel cosmetico e del 14% negli spray acquosi.

E per i tempi?   Cinetica, guys

La pigmentazione si osserva tipicamente entro 1 ora dall’applicazione del DHA, ha un picco tra 8 e 24 ore e persiste per circa 22 giorni poiché la reazione è di tipo permanente e quindi abbiamo bisogno del turn-over cellulare per perdere la pigmentazione.

Il DHA è un sunless tanning agent ossia vi è colorazione della pelle in modo artificiale senza l’interazione dei raggi UV, non stimola la produzione di melanina e quindi non protegge le cellule dai raggi solari, ha solo una funzione estetica. 

Non avete via di scampo! Durante l’esposizione al sole dovete assolutamente mettere una crema con SPF, perché quando si utilizza un’autoabbronzante a base di DHA, la nostra melanina non viene in alcun modo stimolata. 

Ovviamente la chimica si è evoluta e in commercio non troviamo solo prodotti a base di DHA, ma altre molecole con un altro tipo di comportamento. Questa però è un’altra storia che, se volete, affronteremo insieme sotto l’ombrellone o sotto un grattacielo di Milano. Abbronzati e protetti. 


Fiorella Nugnes
Laureata in Scienze Chimiche attualmente lavora nel dipartimento di ricerca e sviluppo occupandosi della formulazione di detergenti e cosmetici. Iniziando a formulare le si è aperto un mondo: le sue due grandi passioni la chimica e la cosmetica si sono unite rivelandole un mondo straordinariamente colorato, variegato in cui tutti possono rispecchiarsi. È una accumulatrice seriale di rossetti

Beatrice Marini
Laureata in scienze chimiche e specializzata in cosmetologia, dopo aver avuto esperienza come formulatrice cosmetica, attualmente lavora come Product Development Skin Care collaborando con clienti da tutto il mondo. Ama esporre le sue idee tecniche e creative e provare il brivido di vedere un prodotto realizzato sullo scaffale di una profumeria. È un accumulatrice seriale di strati di trattamenti cosmetici sul viso.

Bibliografia 

  • Wittgenstein E, Berry HK. Staining of skin with dihydroxyacetone. Science 1960; 132:894–895.
  • Goldman L, Barkoff J, Blaney D, Nakai T, Suskind R. The skin coloring agent dihydroxyacetone. General Practioner 1960; 12:96–98.
  • Reaction of dihydroxyacetone (DHA) with human skin callus and amino compounds. WITTGENSTEIN E, BERRY HK. J Invest Dermatol. 1961 Apr;36:283-286.
  • Green, S. R. et al. Dihydroxyacetone: Production and uses. Biotechnology and Bioengineering 3.4, 351-355 (1961)
  • Dihydroxyacetone: A Review. Drugs Dermatol. 2018 Apr 1;17(4):387-391.
  • Opinione SCCS sul DHA, 2010.

Lascia un commento

Chiudi il menu