Internet e social media: ne siamo dipendenti? Piccola “dieta digitale” per passi
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Avete mai sperimentato quella sensazione di vivere come se foste “bullizzati” dalle continue notifiche del vostro smartphone? Avete anche provato a staccarvene fisicamente, ma spesso senza successo?

Avete l’ansia da like: cercate la “botta di adrenalina” nel vedere che il vostro post sta diventando virale? Oppure non ne potete più di arrivare esausti a sera, con la batteria al 2% fisso ogni giorno, e la strisciante sensazione di non aver combinato nulla nella giornata?

Se non volete cimentarvi nella nobile arte del “lancio del cellulare” ma se, a volte, sentite il desiderio di scappare, che so, nel Sud Est asiatico, alla ricerca di qualche hotel dove lo smartphone vi venga requisito all’ingresso, potrebbe darsi che abbiate un problema. 

Possiamo chiamarla “dipendenza”?

La questione è ancora dibattuta: fra le specifiche pubblicazioni sull’argomento, c’è chi ritiene esistano 5 tipi specifici di dipendenza da Internet: sesso virtuale, relazioni virtuali (e qui vi rientrano i social), videogiochi online, giochi al computer e sovraccarico cognitivo.

Una di queste dipendenze è riuscita in parte a rientrare nel DSM-5, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali: si tratta della dipendenza da giochi online (IGD, “​Internet Gaming Disorder​”) descritta nel DSM-5, nella sezione III, che riguarda le condizioni che richiedono ulteriori studi sperimentali prima della sua validazione, (assieme ad esempio all’abuso di caffeina), e quindi non può ad esempio essere utilizzata a fini legali o assicurativi.

Quel che è certo è che la ​nomofobìa ​(crasi tra “NO-MObile” e fobìa) o “sindrome da disconnessione” è stata anch’essa segnalata per l’inclusione nel DSM-5, come fobìa specifica caratterizzata da “ansia, disagio, nervosismo e angoscia causati da essere fuori dal contatto con un telefono cellulare o un computer”.

Torniamo ai ragionamenti riguardanti il cellulare. 

Le forze in campo

Se si potesse presentare i due “contendenti” di questa battaglia, si potrebbe immaginare un ring di boxe: “Nell’angolo alla mia sinistra, per il “peso” di milioni e milioni di dollari, i campioni in carica della distrazione, al solo scopo di fregarvi attenzione e soldi: le società dei social network! Nell’angolo alla mia destra, voi”.

Di sicuro la lotta, sulla carta, non sembra bilanciata.

Ma anche Davide, quando si trovò contro Golia, aveva solo una fionda e un sasso, no? Ecco qualcosa che potrebbe essere chiamato “il vostro arsenale”. 

Suggerimenti per riguadagnare l’attenzione perduta, e quindi, il tempo

Cominceremo dalle cose più semplici, per poi salire di “difficoltà”. 

  • disattivare le notifiche, per guardare il cellulare solo quando si vuole, e non quando “vuole lui”. In questo modo, cominciamo a riappropriarci di una caratteristica che magari abbiamo dimenticato: il cellulare è al nostro servizio, non siamo noi a essere alle sue dipendenze;
  • impostare la visualizzazione in bianco e nero, per disincentivare ulteriormente la voglia di guardarlo. Bianco e nero, per molti, è sinonimo di “vecchio”: ma questa mossa serve soprattutto per togliervi l’urgenza della notifica, colorata di un bel rosso acceso (il colore dell’emergenza), e ridare una dimensione più umana allo smartphone;
  • usare un cellulare con meno funzioni, e uno schermo più piccolo. Minori pollici da guardare equivale anche a dover subire passivamente meno pubblicità, quindi meno inserzioni sponsorizzate, e riuscire a controllare meglio il flusso di informazioni. Inoltre, un cellulare più piccolo costa meno, e magari lo potete trovare usato per pochi soldi. Anche il portafoglio vuole la sua parte! 
  • Utilizzare alcuni social esclusivamente dal vostro computer, disinstallando le relative app dal cellulare. In questo modo, comincerete ad eliminare uno stimolo al controllo costante delle notifiche. Inoltre, il solo dover digitare l’indirizzo completo del vostro social preferito nella finestra del browser del cellulare costituirà un piccolo deterrente al vostro voler “dar solo un’occhiata”. Capita più spesso di quanto pensiate: la noia è a volte l’unica causa di quarti d’ora volati stando in balìa del cellulare;
  • darsi degli orari di utilizzo dei social ben definiti, e rispettarli, magari con l’aiuto di alcune app che disattivano la connessione Internet in certi orari. In questo modo vi auto ingannate, pensando di non aver rinunciato completamente a un certo servizio, ma poi comincerete a rendervi conto che, magari, quel servizio non era poi indispensabile come ritenevate originariamente;
  • usate un piano tariffario che vi dia meno gigabyte possibili: costa meno, e vi costringe a “centellinare” i vostri momenti in Rete;
  • Rendetevi conto di un fatto: se un servizio è gratis o quasi, allora il prodotto siete voi. Cercate di rendervi conto che venite continuamente profilati, e che i vostri interessi finiscono in pasto agli inserzionisti pubblicitari. Tra l’altro, questo modello di business nasce con la “​penny press​” americana negli anni Trenta del XIX secolo: per un penny vi venivano date, assieme alle notizie, pagine e pagine di pubblicità. Vi suona familiare? 
  • Porsi una domanda: “​Ma questo, a che mi serve?​”. “A che mi serve” condividere video di poca (o nessuna) importanza, o meme? Filtrate, filtrate, filtrate: ha senso fare entrare fra i vostri contatti persone che non avete mai visto in vita vostra, e che probabilmente non vedrete mai?Date una risposta a questa domanda, che può variare da social a social;
  • Qual è il “livello base di tecnologia” che potete permettervi senza incontrare gravi ripercussioni sulla vostra vita? Partite da lì, per poi incrementare leggermente, aggiungendo qualcosa, magari dopo un po’ di tempo di astensione volontaria dall’utilizzo, per valutare se fa ancora al caso vostro;
  • se proprio volete andare in “digital​ detox​”, fatelo per un periodo lungo: almeno quattro settimane. Probabilmente, nei primi 10-15 giorni magari vivrete un “incubo”. Per non passare settimane di inferno, cercate di darvi uno o più obiettivi: leggere un numero x di libri, imparare a suonare uno strumento o un determinato pezzo musicale, effettuare dei lavori in casa, uscire, andare a nuotare in piscina o fare altre attività fisiche. Comincerete a rendervi conto del tempo che perdevate, e che avete irrimediabilmente perso, dietro a social e app varie e, probabilmente, ne uscirete cambiati. 

Il nostro tempo è una risorsa scarsa, e quindi è essenziale saperlo impiegare al meglio.Qualcuno di importante ha detto che ​ogni uomo dovrebbe analizzare in che modo vivere il meglio possibile il tempo che gli tocca vivere​.

Spero di avervi dato una mano a rendervene conto. 

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Marco Cannavacciuolo
Laurea in Economia, master in Giornalismo e comunicazione. Un Insopprimibile curiosità per tutto quel che ci circonda, e tanta passione nel divulgare quel poco che sa. Il suo “smartphone” è del 2009, e ne ha un altro (del 2012, in bianco e nero, e sempre in una lingua diversa dall’Italiano) con altre app, tra le quali un solo social, e la messaggistica per farsi vivo con quelli del Bar Scienza. Entrambi i cellulari non superano i 4,5 pollici. Sui social viene “avvistato” per di più la sera, per circa una mezz’oretta nel dopo cena. Poco più spesso nel weekend, salvo impegni. Al bancone del Bar Scienza si occupa principalmente di astronomia, astronautica, missilistica, comportamentismo, economia e marketing, in rigoroso ordine sparso. 

Fonti e bonus: 

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