La metacognizione: alla base del nostro apprendimento
Difficoltà

[di Andrea Piacquadio da Pexels]

Che cos’è la metacognizione? 

Possiamo definirla come la conoscenza della persona, riguardo i propri processi cognitivi, le produzioni e l’uso di questi processi.

La definizione era d’obbligo ma cerchiamo di entrare subito nel vivo e capirci qualcosa di più. 

Per semplificare la spiegazione, distinguiamo tra conoscenza metacognitiva e capacità metacognitiva. 

La prima è la conoscenza delle nostre risorse e strategie ed è un concetto strettamente collegato alla teoria della mente: come pensiamo che funzioni la nostra mente, quale sia la sua natura. Le nostre idee in merito, infatti, hanno un forte impatto anche sulle nostre prestazioni. 

È già ampiamente dimostrato che chi pensa all’intelligenza come un fattore di nascita, raggiunge livelli di prestazione più bassi o limita lo sviluppo delle proprie capacità, rispetto a chi concepisce l’intelligenza come un insieme di concetti che deve essere sviluppato e allenato nel tempo (hai mai ragionato su questi aspetti? Intelligenti si nasce o si diventa? Quali caratteristiche abbiamo dalla nascita e quali le sviluppiamo?). La ricaduta di questa convinzione influenza poi molti altri aspetti del nostro vissuto psicologico e si manifesta spesso anche nel quotidiano con affermazioni del tipo: “sono nato/a per fare x, non sono portato/a per la matematica”.

Ci sono poi le capacità metacognitive. Queste includono i processi principali e centrali della metacognizione, ovvero il monitoraggio attivo, la gestione e la regolazione dei propri processi. Si tratta, in sostanza, della risultante dei processi di apprendimento: è proprio il concetto di “imparare ad imparare” e, quindi,  comprendere per poter utilizzare le informazioni e le abilità già apprese.

[di Max Fischer da Pexels]

Normalmente la metacognizione si sviluppa durante il periodo prescolare e nei primi anni di scuola (5-6 anni), con un picco massimo a 12 anni. 

Risulta chiaro dagli studi sperimentali che per acquisire capacità metacognitive non basta la sola osservazione, ma deve essere insegnata perché si registri un aumento delle capacità di apprendimento. 

La metacognizione, infatti, è fondamentale nei processi di apprendimento in generale, dallo studio scolastico alla pratica sportiva e in maniera particolare quando parliamo di apprendimento matematico.

I ricercatori sono concordi nell’affermare che il livello di metacognizione sia uno dei fattori predittivi più importanti delle performance matematiche. Si dimostra gli studenti che hanno un alto livello di metacognizione, presentano alte performance in matematica e al contrario, chi presenta bassi livelli di metacognizione, mostra basse prestazioni. Allo stesso modo, metacognizione e apprendimento procedono di pari passo, influenzandosi a vicenda lungo uno sviluppo continuo. 

Quando parliamo di questi concetti potremmo essere tentati di ragionare sull’intelligenza degli individui. Con la metacognizione, invece, introduciamo un concetto più generale, che non riguarda il quoziente intellettivo degli studenti, ma agisce ad un livello più alto.   

Ora che abbiamo definito la metacognizione, ne esaminiamo più specificamente i processi. 

Immaginate allora di risolvere un problema. Sia che lo risolviate direttamente sia (ancor di più) che facciate un errore nella risoluzione, passerete per queste fasi: COMPRENSIONE, RAPPRESENTAZIONE, CATEGORIZZAZIONE, PIANIFICAZIONE, SVOLGIMENTO PRATICO O OPERAZIONI, AUTOVALUTAZIONE. 

Ci concentriamo, anzitutto, sui processi di controllo, ovvero sulla pianificazione (sono in grado di creare degli step per risolvere il problema e arrivare alla soluzione?) e sull’autovalutazione (ho raggiunto lo scopo? Sono stato bravo? Dove ho sbagliato? Dove posso migliorare? Come mi sono sentito…). Come vedete, l’attenzione si concentra sull’analisi della prestazione appena svolta e anche sulle emozioni che questa porta con sé. La metacognizione interviene nel riscontrare la somiglianza  tra la struttura del problema di cui si cerca la soluzione e quella di un problema incontrato precedentemente, attivando le risorse e le strategie più adatte per risolverlo. 

Passando alla valutazione, una delle sue prime manifestazioni è  l’approccio alla sfida: se sbagliare ha un forte connotato negativo, tendo a ritirarmi dal problema e rinunciarvi, se invece ho la possibilità di sbagliare e riprovare e soprattutto di sapere dove sbaglio di solito, tenderò a persistere e a sviluppare un approccio migliore al problema. La modalità di approccio ad una sfida determina anche un insieme di dinamiche che associano l’emozione alla materia ed è per questo che spesso si associa la matematica (ambito in cui di solito si guarda al risultato più che al procedimento) ad un atteggiamento di chiusura e perdita di interesse.

Studenti con basse prestazioni in matematica dimostrano avere una minore motivazione intrinseca verso il compito, una minor accuratezza nella sfera metacognitiva e una tendenza nettamente maggiore a sovrastimare le proprie performance, rispetto a studenti con prestazioni meno carenti.

Inoltre tutti gli studi indicano la metacognizione come un potente strumento per gli insegnanti nei confronti di bambini con MLD (Mathematical Learning Disabilities o Disturbi di Apprendimento Matematico). Nello specifico, si ottengono risultati particolarmente positivi con interventi basati sull’elaborazione degli errori e sul incentivare il monitoraggio durante il compito.

Chi presenta più difficoltà, compie con più sforzo e più raramente una valutazione accurata del lavoro appena svolto, non ripercorrendo i passaggi e controllando i possibili errori: questa valutazione sarebbe alla base di un processo di apprendimento della metacognizione.

Bisogna inoltre considerare l’importanza dell’insegnamento nell’implementazione della metacognizione a livello scolastico ed educativo. 

Sono stati numerosi gli studi e gli interventi volti a testare l’effetto, più o meno diretto, degli insegnanti in relazione alla metacognizione. In particolare dagli studi condotti da Dignath and Büttner (2018) e Depaepe et al. (2010) emerge come gli insegnanti spesso non costruiscano un ambiente scolastico che tenga conto della metacognizione. In generale si vede come in tutti i paesi occidentalizzati ci si concentri sui processi cognitivi, ma si trascurino quelli metacognitivi. Raramente gli insegnanti affronterebbero con gli studenti il “come” e il “perché” si usi una particolare capacità o strategia o li spingerebbero ad indagare sulla natura di un problema. Ad esempio, si “addestrano” gli studenti a risolvere un problema matematico o geometrico in un determinato modo, mentre analizzando la natura del problema si potrebbe lasciare spazio a ragionamento, strategie di problem solving e anche a soluzioni creative da parte degli studenti stessi.

Diversi autori osservano che la maggior parte degli insegnanti sono inconsapevoli degli aspetti metacognitivi. 

Sarebbe, quindi, verosimile pensare che la metacognizione sia un concetto relativamente recente (infatti, sebbene siano almeno 30 anni che è stata concettualizzata, ha acquisito importanza solo recentemente, conoscendo ulteriori sviluppi) e che non si sia ancora implementata nella formazione degli insegnanti. 

Inoltre, secondo questi autori, è possibile che gli insegnanti necessitino di un vero e proprio training intensivo per cambiare radicalmente i loro sistemi di credenza (inclusa la teoria della mente che comporterebbe per questi insegnanti alcuni limiti). Si dovrebbe sottolineare maggiormente l’importanza della metacognizione anche a livello didattico ed allenare gli insegnanti sui processi alla base delle capacità metacognitive.

Infatti si è visto che, dopo essere stati/e informati/e sull’argomento o aver partecipato ad interventi aventi ad oggetto la metacognizione, nella grande maggioranza dei casi, gli insegnanti esprimono la volontà di voler conoscere e ampliare le loro competenze rispetto a questi concetti. 

Grande contributo a queste ricerche viene dato dalla professoressa Daniela Lucangeli, che svolge moltissimi interventi psicoeducativi in merito, che vi invito a sbirciare. 

Aggiungo, infine che la metacognizione negli ultimi anni viene presa in considerazione anche in ambito terapeutico. Infatti nell’ambito di diversi approcci psico-terapeutici si utilizzano sempre più processi di natura metacognitiva, che aiuterebbero la persona a mantenere un controllo, un’autoregolazione e una consapevolezza maggiori rispetto ai propri processi interni.

Esiste addirittura la terapia metacognitiva (MCT), una recente psicoterapia che sembra avere buona efficacia per quanto riguarda disturbi depressivi e disturbi d’ansia.

In conclusione, tengo ad evidenziare che la valutazione è un processo essenziale in qualsiasi ambito: ragionare su questi aspetti e abituarci a testarli continuamente è un semplice modo per avere costantemente feedback e quindi poterci migliorare, cosa fondamentale dal momento che non smettiamo mai di apprendere.


Andrea Granata

Fonti

1- Flavell (1976)

2- Lucangeli e Cornoldi, 1997

3- Dignath and Büttner (2018) e Depaepe et al. (2010)  

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