Prevenzione del cancro
Difficoltà

Prevenire è meglio che curare.

E’ una frase che sentiamo spesso, ma che cos’è veramente la prevenzione? E soprattutto, come si fa prevenzione?

La prevenzione si basa su una serie di attività ordinarie e cliniche che hanno come scopo quello di impedire l’evoluzione del cancro.

Il processo della cancerogenesi, nella maggioranza dei casi, è molto lungo e può richiedere anche diversi anni prima di dare una sintomatologia evidente e irreversibile. Questo è chiaramente un vantaggio, perché ci permette di intercettare in tempo la malattia ed impedire la sua evoluzione.

[Di PDPics da Pixabay]

La prevenzione è di 2 tipi: primaria e secondaria.

La prevenzione primaria si esegue su persone completamente sane, ed ha come principale obiettivo la conservazione di questo stato di benessere. Si basa essenzialmente sulla rimozione di tutti quelli che sono i fattori di rischio dello sviluppo neoplastico.

I fattori di rischio sono tanti, ma per semplicità vengono divisi in 2 grandi categorie: non modificabili e modificabili. 

I primi sono i fattori genetici, l’età (la maggior parte delle volte l’età avanzata è uno dei fattori di rischio maggiori), e il sesso (alcuni tipi di tumore sono specifici del genere sessuale).

I secondi, invece, rispecchiano gli stili di vita di una persona, in particolare:

  • L’alimentazione: la dieta migliore è quella più varia, che riesce quindi a combinare diversi alimenti, in particolare la frutta e la verdura (la famosa “mela al giorno che toglie il medico di torno”)
  • L’attività fisica: una regolare attività fisica impedisce l’accumulo di tessuto adiposo in eccesso. Il BMI alto (indice di massa corporea, dato dal rapporto tre il peso e il quadrato dell’altezza) è fortemente implicato nello sviluppo di neoplasie viscerali (oltre ad aumentare il rischio cardiovascolare).

Sono inoltre coinvolti anche i fattori ambientali: come l’esposizione a sostanze chimiche (fumi tossici) e ad agenti fisici (radiazioni o fallout nucleari).

Per ultimi, ma non per importanza, ci sono gli aspetti sociali: poter usufruire di un sistema sanitario efficiente che si prende costantemente cura dei propri pazienti è un vantaggio che ripaga nel tempo.

Un altro punto importante nella prevenzione primaria sono i vaccini e le diverse terapie mirate contro particolari patogeni che possono indurre una trasformazione neoplastica.

Il virus che più di tutti è implicato in questo è l’HPV (Papilloma Virus), che causa il carcinoma della cervice, della vagina, del pene e dell’ano. Ci sono più di 200 varianti di HPV e ben 40 di questi sono cancerogeni (i più temuti sono il 16 e il 18). Le campagne di vaccinazione contro questo virus hanno permesso di ridurre in modo drastico l’incidenza di tutti i tumori ad esso correlati. Questi vaccini, teoricamente, potrebbero prevenire la totalità dei tumori alla cervice. Tuttavia, il loro costo non è trascurabile, soprattutto per i paesi in via di sviluppo.

Altri vaccini importanti sono quelli contro HBV (Virus Epatite B). L’HBV è un virus che causa un’epatite prima acuta e poi cronica, e questa può evolvere in epatocarcinoma. In Italia la vaccinazione è obbligatoria dagli anni ’90.

Infine, esiste una terapia antibiotica a base di Amoxicillina e Claritromicina che ha come obiettivo l’eradicazione dell’Helicobacter Pylori. Questo batterio è uno dei pochi capaci di infettare lo stomaco e resistere all’azione acida dei succhi gastrici. Clinicamente causa una gastrite, ma questa col tempo può evolvere in cancro dello stomaco. Gli studi hanno infatti dimostrato che quasi tutti i pazienti che sono stati colpiti da adenocarcinoma gastrico, diversi anni prima erano stati infettati dall’Helicobacter Pylori.

La prevenzione secondaria invece, è rivolta a tutte le persone malate ma che sono ancora in una fase preclinica (la malattia è presente, ma non dà né segni né sintomi. Per cui il paziente non si accorge di esserne affetto). 

Lo scopo di queste attività preventive si basa quindi sulla capacità di diagnosticare la malattia quando essa è ancora in una fase precoce.

Questo tipo di prevenzione si fa tramite i test di screening. 

Ora, qui bisogna fare un appunto. Quasi tutti i tessuti del nostro organismo potrebbero evolvere in neoplasia. Tuttavia, nella pratica clinica, i test di screening ricercano solo alcuni tipi di neoplasia.

Giustamente, ci si potrebbe chiedere il perché di questo fatto. Come mai non andiamo a fare un check-up completo su ogni paziente?

La risposta è abbastanza articolata. In primis, c’è da dire che gli esami costano. Alcuni (come ad esempio un normale esame del sangue) hanno prezzi contenuti, mentre altri invece possono arrivare a diverse centinaia di euro (nel caso si utilizzino farmaci o traccianti particolari). 

A questo si aggiunge poi l’invasività. Non tutti gli esami sono blandi: alcuni, ad esempio, possono richiedere delle biopsie, e biopsiare un organo alcune volte richiede un vero e proprio intervento chirurgico (con tutti i rischi del caso).

Inoltre, alcuni esami si avvalgono di tecniche di imaging che sfruttano le radiazioni (come gli RX e la TC). Sottoporsi ad una radiografia non è pericoloso, perché la dose assorbita è minima. Nel caso in cui, però, un paziente si sottoponesse in modo regolare e periodico a questo tipo di indagini, la dose assorbita nel tempo si accumulerebbe, aumentando così il rischio di mutazioni del DNA. Si creerebbe quindi un paradosso dove per prevenire certe neoplasie (magari anche rare), se ne creerebbero di altre (molto più probabili e certe).

Da qui, emerge che i test di screening devono ricercare tumori che siano ben presenti nella popolazione (quindi non i tumori rari), devono essere poco invasivi, non devono avere un costo elevato, e devono avere un’alta sensibilità e specificità.

Prendendo questi come criteri di inclusione, i test di screening che possono garantire queste richieste, sono 3: Mammografia, PAP Test e Sangue Occulto Fecale.

  • Mammografia: è un esame rivolto alle donne tra i 50 e i 74 anni. Ha una frequenza biennale e si pone come obiettivo la prevenzione secondaria del carcinoma alla mammella;
  • PAP Test: è consigliato alle donne tra i 25 e 64 anni. Si esegue ogni 3 anni e ha come scopo quello di individuare precocemente i tumori del collo dell’utero causati dal Papilloma Virus. Si pensa che quando tutti saranno vaccinati per l’HPV, non vi sarà più bisogno di questo test. In realtà, come ben sappiamo, la vaccinazione è rivolta solo contro i ceppi più diffusi. Quindi rimarrebbero tagliati fuori i ceppi meno frequenti che potrebbero comunque dare una trasformazione neoplastica;
  • Sangue Occulto Fecale: è proposto sia alle donne che agli uomini tra 50 e 69 anni e mira alla prevenzione secondaria del tumore del colon retto. Il test riesce a identificare la minima presenza di sangue nelle feci che potrebbe derivare da una formazione vegetante non sintomatica.

I pazienti che hanno familiarità per CCR o che sono affetti da sindromi infiammatorie croniche intestinali (come il Morbo di Crohn e la Rettocolite Ulcerosa) hanno un iter di sorveglianza leggermente diverso, in quanto sono più suscettibili alla formazione neoplastica;

Risulta quindi importante, in questo senso, investire sull’educazione sanitaria. E’ fondamentale informare e consapevolizzare la popolazione su quelli che sono i rischi cancerogeni maggiori. E’ un passaggio indubbiamente delicato, che richiede molto tempo e grandi investimenti.


Andrei Dragu

Fonti

  • Rugarli, “Medicina Interna Sistematica”
  • Weinberg, “The biology of cancer”
  • Amieva, M. & Peek, R. M. Pathobiology of Helicobacter pylori-Induced Gastric Cancer.
  • Gastroenterology 150, 64–78 (2016).

Lascia un commento

Chiudi il menu