Cosa ci fa un sordo in discoteca?

Siamo ormai in piena estate. Quel fantastico periodo in cui le cicale organizzano concerti infiniti e le zanzare ti perseguitano.

Ah, già! E i tormentoni estivi (sempre meno, però!)

Il caldo diventa torrido, e con questo iniziano a deteriorarsi  anche i nostri gusti musicali, e mentre ci sciogliamo come un gelato doppia panna al sole ci ritroviamo a cantare canzoni che non avremmo mai ammesso di conoscere neanche sotto tortura.

Tranquilli… l’effetto è reversibile: all’abbassarsi delle temperature, il cervello si ossigena di più e torna anche la ragione.

immaginatevi però l’estate senza musica: sarebbe come la riviera ligure senza i milanesi, semivuota e silenziosa, praticamente un sogno per i genovesi, ma si sa: della musica (e soprattutto dei tormentoni estivi) non puoi liberartene.

Se pensiamo a ciò, ecco che in automatico stiamo escludendo senza volere un’intera comunità di persone che la musica invece la sentono, e oserei dire anche meglio di noi, e parlo precisamente dei sordi

Noi udenti abbiamo un grande limite, che è paradossale dirlo, ma è proprio l’ascolto. 

Noi ci limitiamo ad ascoltare la musica.

Le persone sorde invece fanno della musica un’esperienza multisensoriale, che permette loro di viverla a 360°.

I sordi sentono la musica attraverso le vibrazioni, che non sono altro che le onde sonore che si propagano nell’aria. Il corpo agisce come una cassa armonica che amplifica le vibrazioni e permette di sentire in modo più intenso: la pelle, il sangue, le ossa, gli organi interni sono molto sensibili alle vibrazioni.  L’espressione inglese  “I can feel it in my bones” – ”lo sento nelle ossa”, rende perfettamente le sensazioni che provano i sordi ad ascoltare la musica. 

La musica per loro è anche uno spettacolo visivo, osservando le espressioni facciali o i movimenti del corpo dei musicisti percepiscono le emozioni e la sua energia.

I LIS performer invece trasformano, per loro, le parole in segni conservando il significato, il ritmo e le emozioni del testo originale aggiungendo anche un tocco personale all’interpretazione della canzone. 

Infine, un altro strumento – questa volta tecnologico – che viene in aiuto ai sordi è la “SOUND SHIRT”: una vera rivoluzione tecnologica. Questo indumento innovativo è dotato di sensori integrati nel tessuto conduttivo, microfoni broadcast che catturano il suono che viene poi convertito da analogico a digitale tramite un software specializzato. Questo software dunque trasforma i suoni in dati tattili i quali vengono poi trasmessi in modalità wireless alla maglia tramite un’antenna in tempo reale, in questo modo vengono percepiti nelle varie parti del corpo creando un’esperienza musicale completa.  

Per concludere le persone sorde ci dimostrano che la musica è molto più dell’udito, e ci ricordano che la musica può essere vista, toccata e vissuta in modi che vanno oltre le semplici onde sonore. 

Vi lascio con questa domanda: sapevate che anche i sordi vanno in discoteca?

Se la risposta è no, fateci caso d’ora in poi!


Alketa Lleshaj

Nata in Albania. Poliglotta, con una capacità innata nel fare figuracce in tutte le lingue parlate.
Studio le droghe… o forse sono loro che studiano me! Scherzi a parte, mi riferisco ai farmaci.