Getteresti un cavallo dalla finestra?
Difficoltà

Un po’ di tempo fa vi avevamo parlato di Too good to go, un’applicazione che può aiutare a combattere lo spreco alimentare, connettendo bar e ristoranti con potenziali clienti che possono acquistare l’invenduto a prezzo ridotto. 

[Per gentile concessione dell’autrice]

Si stima che il cibo che non viene consumato ma che finisce in discarica – cioè quello sprecato – sia tra un terzo e la metà di quello prodotto. Una grande quantità si perde durante i processi di produzione stessi, ma, nei Paesi più sviluppati, è dopo l’acquisto che avviene lo spreco maggiore. Sembra che in questi ultimi, il cibo che finisce nel cassonetto equivalga a circa 100 kg a testa all’anno. Come se una famiglia di cinque persone buttasse via un cavallo dalla finestra. 

[Cavallo alla finestra. Da pxhere]

Certo le ragioni sono tante e le cause dello spreco anche, ma ridurlo il più possibile è sicuramente necessario. 

Ma perché? E perché ve ne stiamo parlando, di nuovo, in un #EcoFriday?

Tralasciando il problema etico (che comunque credo non debba mai essere tralasciato) e quello economico, quali sono le problematiche ambientali che derivano dallo spreco alimentare? 

È ben noto che l’industria alimentare sia una di quelle maggiormente impattanti sull’ambiente per numerosi fattori:

  • Conversione di foreste in campi per colture o pascolo;
  • Uso di pesticidi;
  • Utilizzo di acqua, energia e suolo;
  • Emissioni di gas serra da parte di animali destinati ad uso alimentare; 
  • Trasformazione delle materie prime ;
  • Trasporto.

Gettare via del cibo significa, quindi, sprecare tutte le risorse utilizzate nella produzione (preziose poiché limitate), ma anche generare un’altra fonte di riscaldamento globale: il metano, che viene prodotto (quando l’organico non viene compostato) in discarica, durante la decomposizione da parte dei batteri. Quest’ultimo è infatti uno dei gas serra e contribuisce ad intrappolare l’energia solare sulla terra, e quindi al suo riscaldamento.

La riduzione dello spreco alimentare, con lo scopo di dimezzarlo per il 2030, è uno degli obiettivi dell’Unione Europea. Qui si stima che il 20% di alimenti prodotti venga sprecato, di cui la metà nelle abitazioni. Una parte consistente viene persa tra ristoranti e punti vendita, ma siamo noi a casa a buttarne di più. Ecco, quindi, che l’UE ha messo insieme del materiale informativo e dei consigli per salvare quanto più cibo possibile dal cassonetto. Ecco alcuni punti che ho trovato particolarmente utili:

  • Non fate la spesa affamati. Ve lo conferma una che a volte torna a casa con zaini pieni di patatine e cioccolata.
  • Se mangiate solo metà pizza al ristorante, non lasciate l’altra metà nel piatto, portatela a casa: sarà una buonissima colazione/pranzo. Quanti pranzi non ho dovuto cucinare perché avevo indiano/nepalese/pizza avanzati dalla sera prima al ristorante. 
  • Utilizzate gli avanzi. Metteteli insieme e fate ‘na bella frittata di maccheroni, pane fritto, polpette, torte alla frutta o cercate delle idee su Internet (tipo qui). 
  • Pianificate i pasti (e la spesa) sulla base di ciò che avete in casa.
  • Usate il principio di rotazione degli alimenti: il primo che entra è il primo che esce (first in first out).

Se guardo alla mia esperienza, mi rendo conto che a volte compro delle verdure e poi le tengo settimane intere in frigo. Questo, di tanto in tanto, comporta che io debba fare strani brodi, zuppe o insalate di riso. 

Immagine che contiene cibo, piatto, tavolo, interni

Descrizione generata automaticamente
[Per gentile concessione dell’autrice]

Funziona.

A volte con risultati inaspettatamente saporiti.    

Sicuramente però potrei prestare più attenzione alle date di scadenza.

E voi? Quali sono i vostri punti deboli? E quelli di forza?


Rosaria Cercola

Orgogliosamente Napoletana, dopo un dottorato in UK in Chimica Fisica, e 9 mesi di lockdown in Texas, ora lavoro come assistente editore per un progetto di EIROforum, in Germania. Viaggio tanto, leggo molto, guardo un sacco di Netflix. Sto imparando ad usare Twitter.

Fonti

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