Fillossera della vite, parte II
Difficoltà

Nella prima parte ho raccontato di come la fillossera della vite abbia rappresentato in passato una grave minaccia per la viticoltura in tutto il mondo, e di come abbia poi portato ad un cambiamento radicale, è il caso di dirlo, nel modo di produrre vino.

Da quando questo insetto si è presentato in Europa nel XIX secolo, sono stati studiati tanti metodi per combatterlo. Una soluzione, pur non definitiva ma che ha permesso di coltivare in relativa tranquillità, è stata l’introduzione dei portainnesti americani.

In agricoltura, il portainnesto è semplicemente la parte inferiore della pianta, che fornisce le radici all’innesto e da cui si svilupperà tutto l’impianto vegetativo.

Naturalmente non è semplicemente un appoggio, ma un componente fondamentale da cui dipenderanno tutte le caratteristiche strutturali e produttive.

I portainnesti americani, si è detto, hanno protetto le viti europee dall’invasione della fillossera (anche questa originariamente americana).

Da allora si è sviluppato ex novo l’intero settore, e le nuove conoscenze hanno fatto in modo che i viticoltori potessero scegliere quali tra questi siano più adatti alle loro esigenze, ossia al prodotto finale.

[di Fotobox_Petra0107 da Pixabay]

Un tramite

Semplificando molto il concetto, si può affermare che il portainnesto sia un collegamento tra il terreno e la pianta che verrà a crescere. Per questa ragione, la scelta deve tenere conto anche delle caratteristiche del terreno (composizione, acidità, grado di umidità, ecc.), che viene opportunamente analizzato.

Sul mercato sono ormai disponibili dei prodotti di diverse linee genetiche, che rendono difficile una classificazione netta. Il buon viticoltore deve quindi attenersi alle caratteristiche del proprio terreno e alla propria idea di produzione; dal portainnesto infatti dipenderà anche la crescita e la produttività della pianta.

In questo senso, una delle caratteristiche della viticoltura legata alla scelta dei portainnesti è la vigoria, ovvero la proprietà di una vite di fare crescere il proprio apparato fogliare. 

Chiaramente non deve essere eccessiva, affinché le foglie non entrino in competizione con i frutti per quanto riguarda le sostanze nutritive.

Dove resiste la tradizione

L’introduzione dei portainnesti americani ha cambiato definitivamente la maggior parte dei vitigni, cambiando per sempre anche la qualità dell’uva e del vino. Eppure, esistono zone che non sono state interessate dall’invasione della fillossera, dove si mantiene da secoli l’integrità delle proprie piante e quindi della propria produzione.

Si è infatti notato che in vigneti che si sviluppano su terreni sabbiosi, o che sono particolarmente ”isolati”, non vi sono state infestazioni e quindi la necessità di introdurre i portainnesti americani.

In questi casi, ancora pochi in Europa, si parla di viti a piede franco, che hanno mantenuto la loro integrità e quindi la purezza del prodotto.

Non voglio fare pubblicità qui, ma avete capito che se volete fare bella figura con qualcuno e le finanze lo consentono, uno dei vini prodotti da questi vigneti vi farà fare sicuramente un’ottima impressione.

E la fillossera?

Questo cambiamento del modo di fare viticoltura, resosi necessario a livello globale, ha portato addirittura a poter selezionare a livello genetico questa parte fondamentale della pianta.
Tuttavia, è giusto ricordare che la fillossera non è proprio sparita. E che forse quest’ultimo aspetto, ossia la nascita di ibridi, ha portato alla luce delle viti che si sono poi rivelate più sensibili alla presenza dell’indesiderato ospite.

D’altro lato, inoltre, gli scienziati hanno accertato l’esistenza di una specie di fillossera diversa, che quindi si è adattata a vivere su queste piante nuove e a riprodursi sulle foglie, cosa che in precedenza non avveniva, almeno non in maniera così consistente.

Di nuovo, il cambiamento climatico sembra essere uno dei fattori principali di queste recenti invasioni, favorite dall’eccessivo caldo-umido degli ultimi anni. Questo sembra agevolare il complesso ciclo vitale del parassita, che avviene con successo sia nelle radici che sulle foglie.

Ad oggi, l’unica modalità di contrasto è affidata agli insetticidi, che però non sono mai sufficienti a risolvere il problema del tutto, ma solo a contenere i danni (gli insetticidi sono anche dannosi per altri insetti, fondamentali all’ecosistema, come spiegato qui).

Le continue ricerche potranno svelare come si comportano queste nuove specie di fillossera e quindi porre le basi per impostare una strategia efficace e, si spera, sostenibile.


Davide Ghisi

Laurea triennale in Scienze della Comunicazione, Tecniche di Laboratorio biomedico e laurea magistrale in Biotecnologie Mediche. Percorso di studi contorto, persona semplice. Mi appassiona tutto ciò che siamo e che facciamo.

Fonti

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